Funzionari Agenzia delle Entrate: quando la legge frena il merito

Le graduatorie nazionali premiano l’eccellenza, ma le riserve di legge rischiano di svuotarla. Il Segretario generale di Confintesa FP, Claudia Ratti: «Così si penalizzano i migliori e si indebolisce lo Stato. Serve un nuovo equilibrio tra tutele e competenza» Roma, 28 novembre 2025 – La recente pubblicazione delle graduatorie finali di merito per la selezione dei funzionari tributari dell’Agenzia delle Entrate ha scattato una fotografia nitida dello stato di salute delle competenze nel nostro Paese. Scorrendo gli elenchi, dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria, emerge un dato inequivocabile: il capitale umano c’è ed è di altissimo livello. L'Agenzia delle Entrate ha svolto il proprio compito istituzionale nel migliore dei modi: ha indetto una selezione rigorosa e ha saputo individuare, attraverso procedure trasparenti, una platea di candidati che hanno ottenuto valutazioni di assoluta eccellenza. In ogni regione d’Italia, i vertici delle graduatorie sono occupati da professionisti che hanno sfiorato o raggiunto il massimo dei voti disponibili. Tuttavia, proprio di fronte a questa abbondanza di merito, si consuma il paradosso del nostro sistema di reclutamento pubblico. Nel momento in cui queste graduatorie "pure" devono tradursi in assunzioni, il meccanismo si inceppa a causa dell’applicazione rigida delle riserve di legge. È fondamentale sgombrare il campo da ogni equivoco: l'Agenzia delle Entrate non ha alcuna responsabilità in questa distorsione. L'Amministrazione, quale esecutore imparziale, non fa altro che applicare – come è suo dovere – un quadro normativo nazionale che vige per tutte le Pubbliche Amministrazioni. L'Agenzia, che avrebbe tutto l'interesse ad incamerare le risorse con i punteggi più alti per garantire la massima efficienza dei servizi fiscali, si trova costretta dal Legislatore a scorrere le liste, scavalcando profili brillanti per ottemperare a quote obbligatorie di riserva. Questa situazione impone una riflessione che non può più essere rimandata e che va oltre i numeri. Il tema è profondamente sociale: può una tutela individuale prevalere sempre e comunque sulla professionalità, specialmente in ruoli tecnici cruciali per la collettività? Le riserve nascono con un intento nobile di solidarietà sociale, ma quando applicate senza correttivi a selezioni per profili ad alta specializzazione, finiscono per generare un'ingiustizia di segno opposto. Esiste, infatti, un diritto sociale altrettanto sacro: quello del cittadino ad avere un’Amministrazione Pubblica competente, veloce e preparata. Se il sistema permette che un candidato con una valutazione di eccellenza venga escluso a favore di chi ha ottenuto un punteggio significativamente inferiore, non si sta facendo un torto solo al singolo candidato meritevole, ma all'intera comunità. Una Pubblica Amministrazione meno qualificata è un costo sociale che pagano tutti i cittadini in termini di servizi meno efficienti. Le graduatorie odierne sono la prova che il merito esiste. L'appello che rivolgiamo non è contro le tutele, ma a favore di un nuovo equilibrio. È necessario che il Legislatore intervenga per ricalibrare queste norme, affinché nelle funzioni tecniche e specialistiche il merito torni ad essere il criterio principe. Perché non c'è forma di tutela sociale più alta, per un Paese, che affidare la gestione della cosa pubblica alle menti migliori che ha saputo selezionare.

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