TFS, la Consulta rinvia ancora: Confintesa FP chiede una riforma immediata

Con l’ordinanza n. 25 del 5 marzo 2026 la Corte costituzionale riconosce ancora una volta il contrasto tra i ritardi nel pagamento del TFS e l’articolo 36 della Costituzione, ma concede al legislatore tempo fino al 14 gennaio 2027. Confintesa Funzione Pubblica: “La liquidazione è retribuzione differita, non una variabile di bilancio. Servono tempi certi e rivalutazione per chi aspetta da anni.”

Roma, 5 marzo 2026 - C'è una persona che questa mattina ha letto la notizia dell'ordinanza n. 25/2026 della Corte Costituzionale. Magari è andata in pensione l'anno scorso dopo trent'anni di servizio. Aspetta ancora buona parte del suo TFS. Si chiede quando arriverà, se arriverà intero, se qualcuno si ricorderà di rivalutarlo per compensare l'inflazione nel frattempo.
La risposta della Corte, oggi, è: non ancora.
Cosa dice l'ordinanza
La Consulta torna a pronunciarsi sulle norme che regolano il pagamento differito e rateizzato dei trattamenti di fine servizio per i dipendenti pubblici cessati per raggiunti limiti di età o di servizio. Lo aveva già fatto nel 2019, con la sentenza n. 159, segnalando aspetti problematici e urgenza di riforma. Lo aveva già fatto nel 2023, con la sentenza n. 130, riconoscendo esplicitamente il contrasto con l'art. 36 della Costituzione — che garantisce non solo la congruità ma anche la tempestività della retribuzione, anche differita — e rinviando al legislatore il compito di intervenire.
Oggi, con l'ordinanza n. 25/2026, la Corte prende atto che quel compito non è stato svolto. Le due riforme nel frattempo adottate — l'estensione del pagamento accelerato ai lavoratori invalidi e inidonei e la riduzione di tre mesi del termine di liquidazione dal 2027 — vengono definite di «portata circoscritta». Non avviano, si legge nel testo, «in modo sostanziale» quel processo di graduale ma completa eliminazione dei meccanismi dilatori che la Corte ha sollecitato.
Il vulnus costituzionale, dunque, persiste. Ma la dichiarazione formale di illegittimità viene ancora rinviata: l'eliminazione retroattiva di ogni dilazione produrrebbe effetti immediati sulla cassa — oltre 15 miliardi di euro secondo l'INPS — e questo, ancora una volta, pesa nella bilancia. La trattazione è fissata all'udienza del 14 gennaio 2027, con l'implicita attesa che il legislatore intervenga entro allora.
Un meccanismo già visto
Chi ha memoria delle vicende del pubblico impiego degli ultimi vent'anni riconosce questo schema. Accadde con le leggi che bloccarono per anni il rinnovo dei contratti collettivi: la Corte impiegò tempo a dichiararne formalmente l'incostituzionalità, il danno retributivo intanto si accumulava, e quando la dichiarazione arrivò il recupero restò in larga parte sulla carta. Il diritto riconosciuto non fu il diritto ottenuto.
Non è un giudizio sull'istituzione in sé, che opera nel rispetto di equilibri complessi e non può ignorare l'impatto finanziario delle proprie pronunce. È una constatazione sul meccanismo: quando la tutela di un diritto costituzionale viene subordinata alla disponibilità di cassa, il sacrificio non ricade sullo Stato in astratto. Ricade su persone concrete, con nomi e cognomi, che hanno lavorato per decenni confidando in una liquidazione dignitosa.
La nostra posizione
Confintesa Funzione Pubblica prende atto dell'ordinanza senza poterla considerare un risultato. La scadenza del 14 gennaio 2027 è un passo avanti rispetto ai moniti senza termine dei cicli precedenti, ma non restituisce nulla a chi ha già aspettato e continuerà ad aspettare.
Il TFS non è una prestazione assistenziale. È retribuzione differita, maturata giorno per giorno nel corso della vita lavorativa. Trattarla come variabile di aggiustamento finanziario — senza rivalutazione monetaria, senza un cronoprogramma certo di restituzione — è una compressione di diritti che le parole "gradualità" e "sostenibilità" non rendono accettabile.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di non usare i dieci mesi che la Corte ha concesso come ulteriore tempo di attesa, ma come mandato preciso: una legge che tracci un percorso reale, con tappe, con rivalutazione, con copertura finanziaria pianificata. I lavoratori che rappresentiamo hanno già dato. Non è giusto chiedere loro di continuare a farlo.

I commenti sono disabilitati.