Passaggio dell’anno

“Il peggiore dei cimiteri è quello che contiene i nostri sogni.”

 Ancora una volta siamo nel mezzo di quei dodici passi, quelle dodici prove, quei dodici giorni che separano la nascita della luce dalla sua manifestazione al mondo (o come religioni e filosofie hanno voluto nominare).

Quest’anno, esattamente il 23 scorso, abbiamo festeggiato il diciottesimo anno di Confintesa, anche se il vero sviluppo della sua attività è avvenuto dal 2016 in poi.

Si, perchè molti di voi non sanno che questa Confederazione ha avuto vita difficile fin dalla sua nascita, il 23 dicembre 2003.

Istituzioni e altre Organizzazioni sindacali dall’esterno, egoismi e paure dall’interno hanno tentato (e ancora tentano, ma sempre con meno forza) di fermare la nostra crescita. E questo ricorrendo ad ogni tipo di trappole: dalle azioni giudiziarie (tutte fallite), fino ad arrivare ai più meschini sotterfugi. Forse nessuno se ne è reso conto, ma siamo la più giovane Confederazione rappresentativa nei comparti del Pubblico Impiego, presente in modo sempre più consistente nel selvaggio e deregolamentato mondo del lavoro privato.

Ma, parafrasando Vasco Rossi, noi siamo ancora qua! Più grandi e più forti… ed anche più convinti del 2003.

Durante questo anno ho “svelato” (anche se era facile capire per degli attenti osservatori) che uno dei cardini di Confintesa è il principio di “generatività”.  Un modo antico e nuovo di pensare e di agire, personale e collettivo, applicato per generare nel sociale un’azione creativa, connettiva e responsabile. 

U n’energia, un’inquietudine che spinge a non accontentarsi della realtà per come è, superando la banale convinzione, abusata e insufficiente, che la nostra liberta finisce dove inizia quella del mio simile: affermazione divisiva, differenziante, che crea contrapposizioni e contrasti. In fin dei conti a che serve dire che ognuno può muoversi liberamente nel proprio recinto di libertà quando il risultato è restare, nello stesso spazio e nello stesso tempo, tutti isolati?

Confintesa, invece, è costruita sull’idea generativa, per cui la libertà non è pienamente matura e autentica se non genera altra libertà, utile alle relazioni umane, alle strutture politiche, ai sistemi economici e alla società tutta.  E q uesto cambio di visione del mondo può essere realizzato solo se si elimini il “Mito della produttività a prescindere” , per poi ricostruire l’idea di comunità ed ottenere un’evoluzione umana autentica, che crei uno spazio interlacciato e non separato, che ci liberi dall’individualismo.

Una società di questo tipo è desiderabile non solo socialmente, ma anche economicamente: individuando nuovi modi di realizzazione personale e di fare organizzazione, si possono riconoscere potenzialità che altrimenti rimarrebbero inaccessibili. E questo per andare oltre l’immaginario consumistico e senza cadere nelle banali contrapposizioni ideologiche, ereditate dall’ottocento, tra Capitale e Lavoro.

Ne ho parlato esplicitamente quest’anno, proprio perchè era il nostro diciottesimo anno, il passaggio verso la “maggiore età” di Confintesa, ma sarà sviluppato, ogni volta un po’ di più, in ogni altra attività formativa.

Per finire, per rappresentare quello che siamo, userò, come spesso mi è capitato, l’immagine di Don Chisciotte. La sua lotta, se ci pensate bene, era “generativa”  perchè incentrata sulla contrapposizione alla realtà, scortese e ostile, che voleva a tutti i costi cambiare. E, per renderla vera, doveva fare il folle, immaginare un mondo fantastico tutto intorno a se.

Il personaggio di Don Chisciotte ci dimostra che si può essere scontenti della realtà (e questo è un atteggiamento molto diffuso), ma anche agire verso un mondo nuovo e migliore, partendo da se stessi (e qui, invece, la gran parte di noi si ferma).

Per tutto questo, il 2022 sarà l’Anno dell’Emancipazione e il colore da usare sarà il rosso.

Un abbraccio a tutti voi.
 

Segretario Generale
Francesco Prudenzano

2022 – Anno dell’Emancipazione

Claudia Ratti

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