Esigenze di bilancio e arretrati: i giudici hanno usato due misure, sì per i magistrati e no per il personale contrattualizzato
Confintesa FP condivide lo stop annunciato da Meloni agli adeguamenti dei magistrati e chiede pari attenzione per il personale contrattualizzato: buoni pasto ad almeno 10 euro e recupero delle perdite subite durante il blocco delle retribuzioni
La Presidente del Consiglio ha annunciato che non firmerà il decreto che destinerebbe quasi 1 miliardo di euro agli arretrati e agli aumenti dei magistrati, derivanti dalle sentenze con cui nel 2025 il Consiglio di Stato ha imposto di ricalcolare gli adeguamenti retributivi stabiliti dal 2021 in poi, e ha motivato la scelta con le priorità di spesa di una fase in cui le risorse sono limitate. Confintesa FP non solo condivide questa decisione, ma ricorda che il personale contrattualizzato ne conosce bene la motivazione, perché è la stessa sulla quale nel 2010 il decreto-legge n. 78 basò il blocco delle retribuzioni pubbliche, con un articolo la cui rubrica, «Contenimento delle spese in materia di impiego pubblico», la Corte costituzionale ha definito «eloquente».
Il decreto del 2010 bloccò negli stessi giorni e per le stesse ragioni sia gli adeguamenti dei magistrati sia i contratti del personale pubblico, ma l’emergenza, a quanto pare, non pesò allo stesso modo su tutti. Per i magistrati il riequilibrio del bilancio richiese meno di 2 anni, perché nell’ottobre del 2012 la Corte costituzionale dichiarò illegittimo il blocco mentre era ancora in vigore, spiegando che le esigenze di bilancio non possono sospenderne le garanzie stipendiali «oltre il periodo reso necessario». Per tutti gli altri dipendenti pubblici lo stesso periodo si rivelò assai più lungo e si protrasse, di proroga in proroga, fino al 2015, quando la Corte dichiarò illegittimo anche questo blocco, ma soltanto da quel giorno in avanti, lasciando impregiudicati gli effetti economici degli anni già trascorsi. Il contratto successivo arrivò nel febbraio 2018, dopo 8 anni senza rinnovo, e del passato nessuno ha più parlato, se non per ricordare che era passato. Oggi l’Associazione nazionale magistrati annuncia ricorso per far valere diritti che definisce «gli stessi diritti degli altri cittadini», una formula che i dipendenti pubblici sottoscriverebbero volentieri, se solo ne avessero mai visto l’applicazione.
Confintesa FP ritiene quindi che il principio affermato dal Governo debba valere per tutti, perché un’esigenza di bilancio che dura meno di 2 anni per alcuni dipendenti pubblici e 8 per tutti gli altri non è più un’esigenza di bilancio ma una scelta. Dalle stesse ragioni nacque nel 2012 anche il tetto di 7 euro al buono pasto, fissato dal decreto-legge n. 95 sulla revisione della spesa e ancora in vigore a distanza di 14 anni, benché l’aumento dei prezzi lo abbia reso ormai insufficiente a coprire il costo di un pranzo. Comprendiamo le urgenze indicate dall’Esecutivo e chiediamo che si apra il confronto per portarne il valore ad almeno 10 euro e per individuare meccanismi che restituiscano ai lavoratori quanto il blocco delle retribuzioni ha loro sottratto.

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